NUOVO ALLARME DELLA CORTE DEI CONTI SULLA PRESSIONE FISCALE

Diritto Tributario

24/04/2012

Il 23 aprile 2012,  presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, si è svolta l’audizione del Presidente della Corte dei Conti dott. Luigi Giampaolini sul Documento Economia e Finanza 2012. La Relazione predisposta dalla Corte dei Conti – sezioni riunite in sede di controllo – evidenzia come l’ urgenza del riequilibrio dei conti si sia tradotta “nel ricorso al prelievo fiscale, forzando una pressione già fuori linea nel confronto europeo e generando le condizioni per ulteriori effetti recessivi indotti dalle stesse rexstrizioni di bilancio. Con un conseguente depauperamento dei benefici attesi e con il rischio di ricorrenti ma non risolutivi adeguamenti dell’intensità delle manovre correttive.”.

La Corte osserva che il “pericolo di un cortocircuito rigore/crescita non è dissipato dal DEF 2012-2015″.  Attraverso la compressione del reddito disponibile delle famiglie (che, in termini reali, risulterà in diminuzione in ciascuno degli anni dal 2008 al 2013) e degli utili delle imprese, l’impatto negativo delle manovre correttive nel triennio 2012-2014 sarebbe di ben 2,6 punti percentuali con riguardo al Pil, di 3,5 punti con riguardo ai consumi delle
famiglie e di quasi 5 punti con riguardo agli investimenti fissi lordi (p. 6).

Prendendo a riferimento il 2013 – l’anno del “pareggio” – la Corte dei Conti calcola  che l’effetto recessivo indotto dissolverebbe circa la metà dei 75 miliardi di correzione netta attribuiti alla manovra di riequilibrio (p. 6).

La riduzione e il completo assorbimento dell’indebitamento netto programmati nel periodo (circa 71 miliardi) sarebbero conseguiti solo per l’aumento imponente delle entrate (circa 123 miliardi) e nonostante un ulteriore aumento del livello della spesa pubblica (circa 52 miliardi). Anche se misurata al netto delle spese per interessi e degli
investimenti fissi, la somma di entrate e spese pubbliche supererebbe nell’intero periodo
il 90 per cento del Pil: un drenaggio di risorse incompatibile con una efficace politica di
rilancio dell’economia (pp. 6-7).

Lo stesso orientamento dei “mercati” appare sempre più influenzato dalla percezione negativa delle prospettive di crescita di paesi come l’Italia o la Spagna ed anche dall’impressione che l’alto livello della pressione fiscale sia destinato a perdurare in ragione della difficoltà strutturale di andare oltre l’attuale compressione della spesa pubblica (p. 6).

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